Storia di un quasi giovane che si è accorto di volere qualcosa di più dalla propria vita.

sabato, febbraio 05, 2005

Per fortuna

Terza lezione del prope di mate, subito dopo due ore d'inglese.

Trauma in corso con ricaduta libera.

Spiega come si arriva algebricamente alle soluzioni di equazioni di
secondo grado. Spiega il significato di delta e di come questo viene
rappresentato sul grafico della parabola. Tutto occhei, si capisce, ma
perché sospettavo qualcosa. Lui non c'entra nulla. Allora di quattro
ore ne assimilo due scarse, ed è già un buon risultato.

Mi sento inutile e inefficiente, come già ho detto. Forse qualcuno
dovrebbe descrivere queste sensazioni come proprietà della matematica.

Però è fantastico quando in aula tra le centinaia di parole al secondo,
a qualcuna riesci ad attribuire il giusto significato e, se comprendi
il senso di di quella parte del discorso, sembra che l'aula sia più
luminosa. Allora pensi che puoi farcela. Ma l'attenzione ormai si è
persa nel sentirsi in questo stato d'estasi. E allora si ricade.

Ma ecco, ad inglese, che qualcuno mi parla, e con qualcuno parlo.
Non sono l'unico ad odiare se stesso.